Formazione

Le 4C del diamante

Le 4C del diamante

La qualità e quindi il valore di un diamante viene definita in base a quattro criteri principali:

  • Peso (carat in inglese)
  • Taglio (cut)
  • Colore ( color)
  • Purezza (clarity)

Peso

Invece che in grammi o in chili, il peso dei diamanti viene espresso in carati (da non confondere
con i carati dell’oro che indicano la purezza del metallo).
Un carato corrisponde a 0.2 grammi (1/5di grammo).Ogni carato viene suddiviso in100 centesimi
detti anche ”punti”.

All’aumentare del peso in carati crescono anche le dimensioni del diamante .Tuttavia questo
rapporto non è lineare ,un diamante da un carato non apparirà due volte più grande rispetto ad
uno da 0,50 carati. Al contrario l’aumento di valore è esponenziale :un diamante da un carato
costerà molto di più rispetto a due diamanti da mezzo carato ciascuno poiché i diamanti più
grandi sono significativamente più rari.

Taglio

Il tipico aspetto del diamante è dovuto agli effetti combinati della lucentezza (detta appunto
adamantina) della sua superficie ,della perfezione della lucidatura, della brillantezza e del fuoco, caratteristiche legate all’estrema durezza del diamante al suo alto indice di rifrazione e alla notevole dispersione

Un taglio eseguito correttamente consente alla luce bianca di entrare nella parte superiore del diamante venire riflessa dalle faccette interne del padiglione e riuscire dalla stessa parte scomposta nei colori dello spettro
La qualità del taglio non riguarda la forma del diamante (rotondo, ovale, a goccia, ecc.) bensì le
sue proporzioni, la simmetria e la lucidatura.

Le classificazioni dei tagli sono:

Eccellente, Molto Buono, Buono, Discreto e Scadente. Un taglio classificato Eccellente avrà la migliore resa in termini di lucentezza brillantezza e fuoco. Il diamante è composto da due sezioni principali: la corona e il padiglione.

Per la classificazione del taglio si analizzano le dimensioni e le percentuali rispetto al diametro di alcuni parametri fondamentali:

  • Tavola: la faccetta superiore più estesa
  • Corona: la parte superiore del diamante tra la cintura e la tavola
  • Cintura: la stretta fascia fra la corona e il padiglione
  • Padiglione :la parte inferiore del diamante tra la cintura e i apice
  • Apice :la piccola faccetta alla base del padiglione (meglio se invisibile ad occhio nudo)
  • Profondità: l’altezza totale del diamante dalla tavola all’apice

Diverse forme

Il diamante può essere tagliato in molte forme diverse. Le più conosciute:

Brillante rotondo
Il più diffuso con 58 faccette, è considerato il taglio ottimale per proporzioni, simmetria brillantezza e fuoco.

Princess
Simile al brillante rotondo di forma quadrata.

Smeraldo
di forma rettangolare, con taglio a gradini.

Marquise
di forma allungata

Goccia
una combinazione fra taglio rotondo e marquise.

Radiant
di forma rettangolare.

Asscher
di forma ottagonale.

Cuscino
Quadrato o rettangolare con angoli arrotondati ideale per i diamanti colorati.

Cuore
variazione del taglio rotondo.

Ovale
derivato dal taglio brillante rotondo.

 

Il colore

La valutazione del colore nella maggior parte dei diamanti di qualità si basa sulla assenza stessa di colore ,i diamanti chimicamente puri costituiti da solo carbonio e strutturalmente perfetti, sono incolori senza alcuna tonalità.
Incolore significa che la gemma non assorbe le onde della luce, ma la riflette verso l’osservatore ,il quale pertanto percepisce luce bianca, o ciò che l’occhio umano interpreta come tale. l’industria dei diamanti ha adottato una scala alfabetica di colore dalla D alla Z dove D rappresenta il grado più alto, scendendo nella la scala, il diamante inizia a sviluppare una tinta gialla o marrone apprezzabile a occhio nudo

  • D rappresenta il grado più elevato, completamente incolore, rarissimo e di massimo valore
  • E-F praticamente incolori, differenze visibili solo da esperti
  • G-H quasi incolori
  • I-J leggere sfumature visibili da alcune angolazioni
  • K e oltre sfumature gialle o marroni sempre più evidenti

 

Diamanti colorati (Fancy Color)

I diamanti chimicamente puri sono incolori ma quando un altro elemento si inserisce nella catena di carbonio, questo può aggiungere del colore dando origine ai diamanti colorati.
Esempi:

  • AZOTO: toni gialli, marroni o rosa
  • BORO: blu o grigio-blu
  • IDROGENO: rossi, viola, blu o verdi.

Un altro modo che permette ai diamanti di acquisire colore è attraverso livelli di calore e pressione insolitamente intensi durante la fase di compressione che dà vita ai diamanti: questo può portare a diamanti rossi, rosa o viola. Anche le radiazioni presenti in natura possono influenzare il colore, creando diamanti blu o verdi. I diamanti, quindi ,esistono in vari colori, ma a differenza dei diamanti incolori, l’elemento determinante per la qualità e quindi il valore di queste gemme è l’intensità del loro colore.

La purezza, anche se importante, è secondaria.

Ci sono 4 gradazioni per classificare le diverse intensità di colore: Light, Fancy, Fancy Intense, e Fancy Vivid.
Tra tutti il diamante rosso è il più raro prezioso, ad oggi solo pochissime gemme sono state certificate come tali.

 

La Purezza

Durante la loro formazione , in profondità sotto la superficie terrestre i diamanti sono sottoposti a pressione e temperature estreme che variano nel tempo. In queste condizioni possono entrare in contatto con altri minerali o subire variazioni strutturali. Il risultato sono inclusioni(impurità interne)o imperfezioni nella struttura cristallina. I diamanti perfettamente puri sono estremamente rari.

La quasi totalità dei diamanti presenta piccole inclusioni, che però non sempre sono visibili ad occhio nudo. La dimensione il colore e la posizione delle inclusioni influiscono in modo determinante sulla classificazione della purezza di un diamante.
Per valutare il grado di purezza si utilizza una scala internazionale, basata su osservazioni eseguite a 10 ingrandimenti (10x):

  • FL/IF flawless/internally flawless (puro) assenza di inclusioni visibili;
  • VVS 1/VVS 2 very very slightly included presenza di inclusioni molto piccole estremamente difficili da rilevare;
  • VS 1/VS 2 very slightly included presenza di inclusioni molto piccole difficili da vedere;
  • SI 1/SI 2 slightly included presenza di inclusioni facilmente visibili a 10 ingrandimenti ma non a occhio nudo;
  • I1 / I2 / I3 included (piquè) inclusioni visibili a occhio nudo, che possono compromettere la trasparenza e la brillantezza del diamante.
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Storia del diamante

Cos’è e come nasce il diamante

Il diamante è un minerale composto da carbonio puro, ha la stessa composizione chimica della comune grafite da matita, ma una diversa disposizione degli atomi all’interno del reticolo cristallino. Le conoscenze attuali sulla formazione del diamante derivano in gran parte dagli esperimenti di sintesi condotti in laboratorio, che hanno consentito di individuare le condizioni fisiche indispensabili alla sua origine. I diamanti si formano in ambienti caratterizzati da valori estremi di pressione e temperatura: parliamo di circa 70 tonnellate/cm² e di temperature comprese tra 1.300 e 1.400 °C, a una profondità di circa 200 km sotto la superficie terrestre.

Anche minime variazioni di questi parametri incidono sulle caratteristiche strutturali del cristallo e determinano la qualità dei diamanti estratti dai diversi giacimenti. Gli studi dimostrano che i diamanti classificati come qualità gemma hanno richiesto temperature più elevate rispetto a quelle sufficienti alla formazione dei diamanti destinati a impieghi industriali. Non è invece possibile stabilire con certezza se tali condizioni estreme siano state mantenute per intervalli di tempo relativamente brevi o per milioni di anni.

L’età dei diamanti può variare in modo significativo in base alla loro area di provenienza: alcune pietre estratte in Sudafrica superano i 3 miliardi di anni. La loro formazione è strettamente connessa alla presenza della kimberlite, una roccia vulcanica estremamente resistente che svolge un ruolo fondamentale durante la risalita del diamante verso la superficie terrestre.

DIAMANTE IN GHIAIA KIMBERLITE

DIAMANTE IN GHIAIA KIMBERLITE

Il diamante raggiunge infatti la superficie in seguito a eruzioni vulcaniche, ma non sarebbe in grado di sopportare temperature superiori ai 1.500 °C. È proprio la kimberlite, che lo avvolge e lo isola, a proteggerlo lungo il percorso dal mantello terrestre fino agli strati superficiali. Pur non condividendo la stessa origine, diamante e kimberlite sono quindi strettamente collegati, al punto che la presenza di questa roccia rappresenta il principale indicatore di un potenziale giacimento diamantifero.

I giacimenti di diamanti vengono generalmente suddivisi in due categorie: giacimenti primari e giacimenti secondari.

I giacimenti primari corrispondono ai resti di antichi crateri vulcanici collassati, all’interno dei quali si trovano camini di kimberlite a sviluppo verticale, noti come pipe, caratterizzati da una forma conica. In altri casi, la kimberlite si presenta sotto forma di filoni lunghi e stretti, disposti verticalmente o obliquamente, che possono estendersi per diversi chilometri; questi vengono definiti dyke. Tuttavia, la maggior parte dei pipe e dei dyke risulta sterile: solo circa uno su duecento è economicamente sfruttabile.

Quando un giacimento risulta produttivo, l’estrazione ha inizialmente luogo a cielo aperto. Si procede scavando progressivamente in profondità il pipe diamantifero mediante l’impiego di grandi macchine di sterro e, in alcuni casi, di esplosivi. La miniera assume così una struttura a terrazze orizzontali, collegate tra loro da una strada a spirale. Con il passare del tempo e a causa dell’erosione degli antichi edifici vulcanici, questo metodo di estrazione può però diventare antieconomico per cui si utilizzano altre tecniche di scavo .Uno dei giacimenti primari più emblematici è il celebre Big Hole in Sudafrica, sfruttato fino a una profondità di circa 1.200 metri.

Nel corso dei tempi geologici, il progressivo disfacimento di alcuni vulcani può inoltre liberare i diamanti, che vengono successivamente trasportati dagli agenti atmosferici. A seconda del peso delle pietre, questi possono essere spostati su distanze variabili e depositarsi in giacimenti alluvionali, lungo il corso dei fiumi, alle loro foci o persino lungo le coste marine. Questi depositi vengono definiti giacimenti secondari.

A differenza delle miniere a cielo aperto, lo sfruttamento dei giacimenti secondari è in genere caratterizzato da un’elevata componente manuale. L’attività estrattiva consiste nel prelevare i sedimenti dai corsi d’acqua per separare i diamanti dalla ghiaia depositata sui letti fluviali. Nella maggior parte dei casi vengono utilizzati potenti aspiratori, installati su zattere, in grado di aspirare centinaia di litri di fango al minuto. Si tratta di giacimenti di estensione limitata e quindi di durata relativamente breve, diffusi principalmente in Africa Centrale, in Venezuela e in Brasile.

TUBO KIMBERLITE “ MIR”

TUBO KIMBERLITE “ MIR”

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Diamanti sintetici e naturali

DIAMANTI NATURALI

I diamanti naturali sono composti dal carbonio puro e si formano a circa 160 km di profondità sotto la superficie terrestre. La loro formazione richiede milioni di anni e avviene nel mantello terrestre, all’interno della roccia fusa, dove le pressioni e le temperature elevatissime trasformano gli atomi di carbonio in una delle sostanze più dure conosciute in natura: il diamante.

Una volta formati, i diamanti vengono trasportati in superficie attraverso i cosiddetti camini vulcanici strutture geologiche create da antiche eruzioni. Da li vengono estratti in miniere o ritrovati in giacimenti alluvionali ovvero depositi di sedimenti trasportati dall’acqua. Solo una piccola percentuale dei diamanti estratti è adatta alla gioielleria: queste gemme, selezionate per la loro qualità, vengono tagliate e lavorate per diventare i diamanti preziosi che noi conosciamo.

DIAMANTI SINTETICI

I diamanti sintetici, noti anche come diamanti coltivati in laboratorio, sono diamanti realizzati artificialmente, ma con le stesse caratteristiche chimiche, fisiche e quindi ottiche dei diamanti naturali. La loro creazione avviene attraverso processi tecnologici avanzati, che simulano le condizioni estreme presenti nel mantello terrestre.

Attualmente esistono due metodi principali per la loro produzione:

HPHT (high pressure, high temperature)
Questo metodo che più si avvicina al processo di produzione naturale del diamante, consiste nel sottoporre la grafite (carbonio puro) a pressioni e temperature elevatissime per un breve periodo. Il risultato è un diamante che si forma in modo rapido, ma con caratteristiche simili a quelle dei diamanti naturali.

CVD (Chemical Vapor Deposition)
La deposizione chimica del vapore è una tecnica più recente ed innovativa. In questo processo, un seme di diamante viene posizionato in una camera a vuoto ad alta temperatura, dove viene introdotta una miscela di gas contenente carbonio. Gli atomi di carbonio si depositano lentamente sul seme, formando il diamante strato dopo strato.

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Certificazioni

I diamanti offerti nel nostro sito sono stati acquistati nel rispetto degli accordi internazionali del Kimberley Process, adottato dalla Commissione Europea dal 2003, affinché i diamanti non possano essere utilizzati per finanziare i conflitti armati.

Tutti i diamanti che proponiamo sono naturali e non hanno subito alcun trattamento per migliorarne artificialmente la qualità, inoltre vengono tutti accompagnati da certificazione rilasciata da Enti Internazionali tra i più autorevoli al mondo, quali: il Gemological Institute ok America (GIA), l’International Gemological Institute (IGI) e l’Hoge Raad voor Diamant (HRD).

Ogni diamanti acquistato presenta un’incisione laser sulla cintura (circonferenza del diamante) con il numero di certificato, questo permette di riconoscere ed identificare la pietra in caso di smarrimento o furto.

Kimberley Process

I diamanti di guerra, noti anche come diamanti insanguinati, sono diamanti estratti in zone di conflitto e commercializzati illegalmente per finanziare gruppi ribelli e rivolte armate. Il termine “diamante di guerra” indica proprio il ruolo che questo commercio illecito ha avuto nel sostenere e prolungare conflitti in paesi colpiti dalla guerra.

Il fenomeno è stato storicamente associato soprattutto ad alcuni paesi africani, tra cui Angola, Liberia, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo e Costa d’Avorio, dove i diamanti venivano utilizzati per acquistare armi. Oltre ad alimentare violenza e instabilità, l’industria dei diamanti di guerra è stata spesso caratterizzata da condizioni di lavoro disumane, con violenza, malattie e fame. Per questi motivi, la vendita e l’acquisto di diamanti di guerra sono illegali.

Negli anni ’90, i diamanti insanguinati rappresentavano circa il 4% della produzione mondiale e costituivano una grave minaccia alla fiducia dei consumatori nel mercato dei diamanti. In risposta a questa crisi, nel 2003 l’industria dei diamanti, i governi e le Nazioni Unite hanno istituito il Kimberley Process.

Il Kimberley Process è un sistema di certificazione internazionale che ha l’obiettivo di tracciare ogni diamante dal luogo di estrazione fino alla vendita, impedendo l’ingresso dei diamanti di guerra nel mercato delle pietre preziose. Grazie a questa iniziativa congiunta, il flusso di diamanti in conflitto è stato drasticamente ridotto: secondo il World Diamond Council, oggi il 99,8% dei diamanti grezzi sul mercato è conflict-free.

Per evitare l’acquisto di un diamante di guerra è fondamentale rivolgersi esclusivamente a rivenditori registrati nel Sistema di Certificazione del Kimberley Process, in conformità alle Risoluzioni ONU e agli standard internazionali del settore. Attualmente, tutti i Paesi produttori di diamanti, ad eccezione della Repubblica Centro africana, partecipano al processo di Kimberley.

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